sabato ore 20.45 – domenica ore 17.45

<<Noi commedianti non siamo che dei folli. Nella vita sembriamo persone ragionevoli e invece siamo totalmente pazzi. Siamo abituati a salire sul palcoscenico e a declamare con convinzione qualsiasi cosa ci sia scritto sul nostro copione. E il bello è che in quei momenti ci crediamo pure: ci dobbiamo credere! Così, noi impariamo a fingere e la gente a farsi abbindolare. Gli attori rimangono bambini, Sophie. Io stesso non sono altro che un bambinone: sì, il tuo bambinone pazzo…>>

Tematica dal “sapore” pirandelliano quella raccontata dall’austriaco Arthur Schnitzler nell’atto unico “Scena madre”. Ma mentre l’autore siciliano affronta con toni quasi drammatici la problematica del conflitto interno all’attore, perennemente diviso fra l’essere e l’apparire, fra il vivere ed il recitare (si legga a tal riguardo “Trovarsi”), Schnitzler tratta il medesimo argomento facendo ricorso ad un’elegante e sofisticata comicità.

Konrad Herbot è un noto attore teatrale con spiccata “propensione” all’infedeltà coniugale.

Sua moglie, Sophie, è ormai stanca di dover tollerare i ripetuti tradimenti di Konrad e di dover vivere a fianco di un uomo abituato a fingere nella vita così come sulla scena.

A cercare di far da paciere fra i due coniugi interviene spesso il Dottor Falk, (direttore teatrale per il quale lavora Herbot,) spinto da sincera amicizia nei confronti di Sophie, ma anche da interessi personali, poiché la resa attoriale di Konrad diminuisce sensibilmente nei periodi di maggior tensione con la moglie.

Però, una sera a Berlino, poco prima di una rappresentazione dell’Amleto, la frattura all’interno della coppia appare insanabile…

(Barbara Bulzomì)

Locandina ''Scena madre''